Un buon modo di essere creativi

Riporto un interessante articolo pubblicato su Style di settembre.

“In un libro intitolato Creative experience, che risale addirittura al 1924, una grande teorica dell’organizzazione, Mary Parker Follett, esaminò dettagliatamente i fattori che ostacolano o accelerano il fluido andamento del processo creativo.

A suo avviso, la “psicologia dell’invenzione” richiede che nessun soggetto in gioco cerchi di sopraffare gli altri e occorre che la burocrazia non ostacoli le diverse tappe della creatività. Sono invece necessari l’integrazione fra tutte le fase del processo creativo e un clima favorevole alla diffusione delle informazioni, all’eliminazione della paura di sbagliare, all’attrazione dei cervelli migliori, alla protezione dei partecipanti caratterialmente più deboli. In sintesi, occorre quella sintonia e quella comune lunghezza d’onda grazie alle quali è più facile cogliere le minime opportunità, che spesso si rivelano risolutive.”

è Ben Zur il miglior creativo under 30

Lo ha scelto la giuria del Festival della Creatività 2009

Ben Zur nasce il 28 gennaio 1988 nella città di Trieste.Nato da una famiglia di tappezzieri di lunga tradizione manifatturiera,trasmette il retaggio artigianale e il gusto artistico ereditato in una spiccata passione per tutto quello che è arte e design d’interni. La naturale attitudine al creare lo porta a frequentare l’Istituto Artistico di Trieste,con indirizzo archiettettura. Lascia il capoluogo del Friuli per iscriversi all’Istituto Europeo di Design di Milano,dove attualmente frequenta il corso di Interior Design. Oltre al design spazia in altri campi occupandosi di produzioni musicali, grafica e fotografia ,ben coniugando la tradizione triestina al melting pot culturale.

In accordo con la Presidenza della Repubblica lo scorso Festival della Creatività ha voluto assegnare un premio ad un giovane talento under 30 rappresentativo della creatività italiana nel mondo. Per individuare i creativi candidati a ricevere il Premio e la relativa medaglia Presidenziale, la Direzione del Festival ha coinvolto personaggi autorevoli del mondo della cultura, della ricerca scientifica e dell’innovazione. 

Ecco il video della premiazione (clicca sulll’immagine):

Autonomia dei giovani: l’ok al disegno di legge

è fresca di stampa la notizia dell’approvazione da parte della giunta regionale del disegno di legge sull’autonomia dei giovani proposto dall’Assessore Alessia Rosolen.

Il disegno di legge regionale contempla temi risolutivi per l’autonomia dei giovani quali casa, lavoro, professioni, imprenditoria, formazione, orientamento, creatività, progetti socioculturali e artistici, associazionismo, disagio giovanile e partecipazione alla vita politica, in un’ottica nuova, evitando sovrapposizioni di competenze con gli istituti normativi esistenti. Come da precedente post, il ddl prevede il finanziamento dei giovani che vogliano entrare in spazi coworking per realizzare progetti condivisi ed esprimere così le loro idee e la loro creatività.

Grazie a questo ddl, i giovani diventano attori dello sviluppo sociale ed economico del nostro paese.

Per la notizia completa clicca su http://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/notiziedallagiunta/&nm=20100211133618010

Creatività di gruppo VS creatività individuale

Riporto alcune frasi tratte dal libro “Creatività per l’Innovazione” di Gianni Clocchiatti…

Gruppo di lavoroPerchè utilizzare il gruppo di lavoro per produrre nuove idee? è proprio indispensabile? Non è possibile essere creativi anche in modo individuale?

Naturalmente la creatività può essere impiegata anche individualmente, ma in questo caso la persona utilizza solo una parte delle sue risorse, della sua intelligenza. E’ un po’ come giocare a tennis da soli lanciando la pallina contro il muro. Non è meglio avere un compagno di gioco al di là della rete? Non è meglio utilizzare le risorse e l’energia che il gruppo spontaneamente ci offre? (p. 114)

 

Il dibattito è aperto…

6 cappelli per pensare…al COWORKING

 

6 cappelliVisto il successo ottenuto in aula utilizzando questa tecnica, abbiamo pensato di proporla anche sul blog in modo da stimolare i commenti e dare ampio spazio alle idee di ciascuno. Il metodo dei 6 cappelli di E. De Bono è una ginnastica che abitua la mente ad occupare diverse posizioni: l’investigazione, l’emozione, il giudizio, la positività, l’energia e il controllo. Data la difficoltà ad analizzare contemporaneamente tutti gli aspetti di una questione, risulta efficace indossare 6 diversi cappelli in modo da disarticolare il ragionamento in tutte le sue componenti: informazione oggettiva, informazione logica, impressione e creatività. Osservare un progetto da diversi punti di vista consente anche di pensare ed affermare cose che abitualmente non farebbero parte del nostro modo di ragionare e soprattutto riduce “l’autocensura” che spesso ci imponiamo.

I 6 cappelli   diventano quindi 6 prospettive necessarie a vedere un problema in ogni sua componente. Ecco le regole di base:

6 cappelli schema

Vi invitiamo quindi a pensare al tema del COWORKING  indossando di volta in volta i 6 cappelli. Lasciatevi trasportare dalle vostre idee e, senza censure, commentate in fondo ad ogni cappello che vi presenteremo.

CAPPELLO ROSSO

Indossiamo il cappello rosso per liberare ed esprimere pubblicamente le sensazioni, le emozioni e i sentimenti che nascono dentro di noi davanti al progetto di coworking. Ascoltare le nostre emozioni è importante per sentire anche le più lievi e per esaltare le intuizioni, le impressioni e le vibrazioni collegate.

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