Riporto un interessante articolo pubblicato su Style di settembre.
“In un libro intitolato Creative experience, che risale addirittura al 1924, una grande teorica dell’organizzazione, Mary Parker Follett, esaminò dettagliatamente i fattori che ostacolano o accelerano il fluido andamento del processo creativo.
A suo avviso, la “psicologia dell’invenzione” richiede che nessun soggetto in gioco cerchi di sopraffare gli altri e occorre che la burocrazia non ostacoli le diverse tappe della creatività. Sono invece necessari l’integrazione fra tutte le fase del processo creativo e un clima favorevole alla diffusione delle informazioni, all’eliminazione della paura di sbagliare, all’attrazione dei cervelli migliori, alla protezione dei partecipanti caratterialmente più deboli. In sintesi, occorre quella sintonia e quella comune lunghezza d’onda grazie alle quali è più facile cogliere le minime opportunità, che spesso si rivelano risolutive.”
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Perchè utilizzare il gruppo di lavoro per produrre nuove idee? è proprio indispensabile? Non è possibile essere creativi anche in modo individuale?
Visto il successo ottenuto in aula utilizzando questa tecnica, abbiamo pensato di proporla anche sul blog in modo da stimolare i commenti e dare ampio spazio alle idee di ciascuno. Il metodo dei 6 cappelli di E. De Bono è una ginnastica che abitua la mente ad occupare diverse posizioni: l’investigazione, l’emozione, il giudizio, la positività, l’energia e il controllo. Data la difficoltà ad analizzare contemporaneamente tutti gli aspetti di una questione, risulta efficace indossare 6 diversi cappelli in modo da disarticolare il ragionamento in tutte le sue componenti: informazione oggettiva, informazione logica, impressione e creatività. Osservare un progetto da diversi punti di vista consente anche di pensare ed affermare cose che abitualmente non farebbero parte del nostro modo di ragionare e soprattutto riduce “l’autocensura” che spesso ci imponiamo.


