I valori cambiano, non spariscono

Edoardo Quaglia, dopo l’articolo dedicato alla riscoperta dei talenti dei giovani, colpisce ancora con un’interessante riflessione sui valori dei giovani affermando che i valori non spariscono bensì cambiano, si rinnovano “anche perchè ogni generazione crea spontaneamente nuovi modi di interpretare quelli con cui è cresciuta”.

Giovani: merce rara in via di estinzione

Il direttore del Censis, Giuseppe Roma ha illustrato la situazione per nulla rosea dei giovani italiani. Ha dichiarato infatti: “I giovani sono in via d’estinzione. Negli ultimi 10 anni, dal 2000 al 2010 abbiamo perso più di 2 milioni di cittadini di età compresa tra i 15 e i 34 anni”. Per questo, ha aggiunto, “sono una merce rara”, e i dati riguardanti l’Italia sono i peggiori, assieme a quelli della Germania. Nello stesso periodo, però, sono aumentati di 1 milione e 896 mila gli italiani ultrasessantacinquenni.

Per il direttore del Censis, inoltre, i giovani italiani sono poco istruiti rispetto agli altri Paesi europei: i laureati sono solo il 20,7, contro la media europea del 33%, il 40,7 %del Regno Unito e il 42,9% della Francia. L’ingresso nel mondo del lavoro, inoltre, avviene più tardi rispetto agli altri Paesi europei, anche per la durata dei percorsi di studio e formativi: “L’Italia ha un sistema formativo ritardato rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea” ha detto Roma.
A ciò si somma il fatto che avere una laurea non necessariamente facilita il conseguimento di un buon posto di lavoro: “In Italia la laurea non paga. I nostri laureati lavorano meno di chi ha un diploma, meno dei laureati degli altri Paesi europei, e con il passare del tempo questa situazione è pure peggiorata” ha spiegato il sociologo.

LE TRE PROPOSTE – Dato questo scenario, Giuseppe Roma ha avanzato tre proposte per migliorare l’occupabilità delle nuove generazioni.

1. «Anticipare i tempi della formazione e metterla in fase con le opportunità di lavoro: la laurea breve dovrà sempre più costituire un obiettivo conclusivo nel ciclo di apprendimento»

2. «Non solo lavoro dipendente, ma soprattutto iniziativa imprenditoriale, professionale e autonoma: bisogna detassare completamente per un triennio le imprese costituite da almeno un anno da parte di giovani con meno di 29 anni»,

3. “Accompagnare il ricambio generazionale in azienda. Si potrebbe introdurre un meccanismo per il quale l’azienda che assume due giovani con alti livelli di professionalità potrà essere aiutata a collocare un lavoratore a tempo indeterminato non più giovane, dopo opportuni corsi di formazione, in altre unità produttive, rimanendo il costo della formazione in capo ai soggetti pubblici».

Leggi l’articolo sul Corriere della Sera

Concorso Industriare Arte Giovani

Confindustria Udine e Banca Popolare FriulAdria – Crédit Agricole promuovono la seconda edizione del concorso INDUSTRIARE ARTE GIOVANI. L’iniziativa è rivolta a tutti gli studenti degli istituti superiori della provincia di Udine ed è estesa a tutti i giovani residenti nel Comune di Udine di età compresa tra i 16 e i 21 anni.con l’obiettivo di far interpretare, attraverso l’arte della fotografia, il mondo delle aziende e del lavoro con gli occhi e la creatività dei giovani del nostro territorio.
L’iniziativa INDUSTRIARE- sviluppata già nel 2009 in concomitanza dell’omonima mostra d’arte di Toni Zanussi, i cui vincitori sono stati pubblicati sull’Agenda Confindustria Udine – tende a favorire l’incontro tra la cultura della scuola ed il mondo produttivo, offrendo l’opportunità di creare sinergie e stabilire una piattaforma di comunicazione tra industria, arte e società.
Questa seconda edizione privilegia la disciplina della FOTOGRAFIA.

Scarica il bando

Per info: e-mail organizzazione@confindustria.ud.it- tel. 0432 276 259

Quei ragazzi felici e ricchi grazie ad una bella idea

Riporto un articolo di Beppe Severgnini pubblicato sul Corriere della Sera il 12 novembre 2010 sulla forza dirompente dei giovani.

La scena più sexy di The Social Network non è quella in cui le stagiste sculettano nella nuova sede di Facebook, ma un’altra. Il rettore di Harvard, l’ex segretario al Tesoro Larry Summers, strapazza due atletici studenti in visita: «Mettetevelo in testa: qui i ragazzi non vengono per trovare lavoro. Vengono per inventarsene uno».

 

The Social Network, che esce oggi in Italia, avrà un grande, meritato successo. Veloce e succulento, scritto e recitato col ritmo nervoso che rende indimenticabili i film, i lavori e gli amori. Speriamo che gli adulti italiani capiscano anche la lezione che contiene. I ragazzi italiani ci riusciranno di sicuro. La lezione, come ricorda Paolo Mereghetti su Corriere.it, non riguarda solo il capitalismo americano, capace di reinventarsi e, quindi, di continuare a condurre il gioco. Riguarda la forza dirompente delle nuove idee, che nelle università trovano l’incubatore naturale. Un incubatore caotico, frenetico e rischioso, com’è prevedile. Ma formidabile, com’è la gioventù.
È tra gli eccessi e nel disordine che, spesso, spuntano le idee. Microsoft è nato nei primi anni 70 a Harvard, dove Bill Gates – pokerista e casinista – conobbe Steve Ballmer e trovò un nuovo algoritmo per l’ordinamento delle frittelle (pancake sorting), una variante degli algoritmi di ordinamento in cui l’unica operazione ammessa è invertire gli elementi di una parte iniziale della successione. La posta elettronica s’è affermata nei college, a metà degli anni 90. Google è l’idea di due studenti di Stanford. Facebook, come dicevano, è nato a Harvard e per Harvard, estendendosi prima alle università dell’est, poi a quelle dell’ovest.

 

Il college americano non è un luogo facile. Gli undergraduates – gli studenti di primo livello – sono sballottati tra proposte e lezioni, feste e riunioni, sport e concerti, giornate infinite e notti in bianco, competizione feroce e solidarietà perenni. Ma vengono invitati – per usare le parole di Steve Jobs – «a essere curiosi e folli». A pensare outside the box, fuori dalla scatola delle convenzioni. La selezione della specie dei geni avviene così: qualcuno, nel fiume del caos, trova l’oro. Capire che la rete accademica poteva diventare il prototipo per la società: questa l’intuizione di Mark Zuckerberg, classe 1984, nel 2003. Molti avevano capito, già da anni, le potenzialità sociali di internet. Ma unire un algoritmo a un’intuizione, e cavarci un affare planetario be’, è un’altra cosa.
In Italia non abbiamo bisogno di inventarci «il libro della facce» – d’accordo, non suona altrettanto bene – per usare al meglio le università. Basta non affamarle (i ricercatori hanno ragione), non permettere che diventino feudi (i baroni hanno torto), e utilizzarle per quello che sono: fabbriche di entusiasmo e di idee.
È vero. In Italia non abbiamo i campus americani, la cui promiscuità intellettuale (e non solo) produce reazioni continue, in un gigantesco esperimento di chimica umana. Ma abbiamo città che sono campus naturali: Pavia, Padova, Pisa, Parma, Piacenza, Perugia. In queste «P Cities» che il mondo c’invidia, ma anche nelle buone università metropolitane, stanno le chiavi del nostro futuro comune: la fantasia, l’intuizione, l’incoscienza, l’incapacità di ripetersi perché si è troppo giovani per avere qualcosa da ripetere.

Qualsiasi governo italiano – anche questo, finché c’è – dovrebbe capire che il petrolio nazionale sta nella nostra testa: altro non ne abbiamo. I rettori sono sceicchi inconsapevoli: amministrino la nostra ricchezza, investano sul nostro futuro. Un anno fa, di questi tempi, ho trascorso un periodo al Mit (Massachusetts Institute of Technology) come «scrittore in residenza», spostandomi anche a Harvard e a Brown University. Ho capito perché l’America sopravvive alle ondate del mondo e agli squali di Wall Street. Perché la sua parte migliore – c’è anche l’altra – non frustra i ragazzi; li incoraggia. Non li sfrutta; ci investe. Non li investe di rampogne; ne accompagna il volo nella vita.
Non è bontà: è bassa, egoistica lungimiranza. Convincere un ragazzo o una ragazza che può diventare felice, ricco e famoso con un’idea; non mostrando i tatuaggi e le mutandine in televisione. Spiegare che creare una società commerciale può essere eccitante come partire per un viaggio; ed evitare di soffocare di regole e cavilli la partenza di quel viaggio. Andate a vedere The Social Network, e invidiateli.

Qui è possibile trovare numerosi commenti all’articolo…e voi cosa ne pensate?

Sfida dei giovani

È online il portale www.sfidagiovani.it  nato dal progetto “La sfida dei giovani: verso la cittadinanza attiva nell’Italia e nell’Europa di oggi e di domani” realizzato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Servizio pari opportunità e politiche giovanili in convenzione con RUE Risorse Umane Europa.

Il progetto, finanziato ai sensi della L.R. n. 12/2007, si svolgerà attraverso quattro percorsi formativi, distribuiti nell’arco di 36 mesi (2009-2012), intesi a favorire la conoscenza e la comprensione e della storia contemporanea, con riguardo sia alla prospettiva europea sia a quella nazionale nazionale (studio sulla Costituzione della Repubblica italiana), e ad accrescere nei giovani la consapevolezza dei diritti, dei doveri e delle opportunità che derivano dall’essere cittadini europei.

Coworking Udine ha collaborato con RUE per la redazione della pubblicazione ” L’Europa dopo la caduta del Muro di Berlino” che verrà presentata il 19 aprile in occasione del seminario regionale a conclusione del primo percorso. La nostra sezione si intitola “Giovani & lavoro: dal mito del posto fisso all’esigenza di flessibilità e nuove forme di imprenditorialità. Il fenomeno Coworking“… l’intera pubblicazione sarà disponibile sul sito della Regione ed è edita dalla casa editrice Forum. 

Complimenti R.U.E. !

Bando delle idee

Il Comune di Udine propone il “Bando delle Idee” per tutti i ragazzi di età compresa tra 14 e 25 anni residenti nei Comuni dell’Ambito distrettuale dell’Udinese. Il bando offre ad associazioni e gruppi giovanili la possibilità di concretizzare le proprie idee nel campo della solidarietà, dell’animazione, dell’informazione, dell’intrattenimento, dello sport e altro. I gruppi partecipanti (min. 4 persone) avranno la possibilità di accedere ad un finanziamento massimo di € 1000 per la realizzazione dei propri progetti.Il Comune contribuirà alla promozione dell’evento e fornirà supporto alla logistica.

Non è un paese per giovani di Pierluigi Battista

Non riesco a capire perchè i giovani italiani non abbiamo ancora fatto la rivoluzione. Non quella finta, posticcia, che si inscena stancamente anno dopo anno con le solite okkupazioni e le parodie sempre più logore di un ’68 lontanissimo. No, quella vera: quella contro la fortezza gerontocratica e prepotente che noi ormai anziani abbiamo munito di ponti levatoi per chiudere le porte, impedire l’accesso di forze fresche, monopolizzare tutti i posti a disposizione. Se un giovani di oggi sentisse la vocazione dell’insegnante, anche accettando stipendi tutt’altro che ragguardevoli, ma seguendo il proprio istinto, dovrebbe rassegnarsi: non metterà mai piede in una scuola. Nei giornali entrano con il bilancino, con i contratti a tempo indeterminato i più giovani hanno ormai scavalcato da un po’ la trentina. La ricerca è territorio proibito: i parenti hanno la strada sgombra, quelli di talento devono adattarsi ad anni di precariato malpagato e appena possono scappano all’estero.

I giovani dovrebbero fare la rivoluzione contro un sistema ingessato, immobile, accondiscendente con le corporazioni potenti e prepotenti, spietato con il nuovo proletariato anagrafico che non ha nulla da perdere se non le sue proprie catene, per parafrasare il celeberrimo detto di Karl Marx. Vedono la scuola sfasciarsi e intuiscono che una scuola che perde la sua funzione democratica di premiare chi merita e sanzionare i fannulloni è un’istituzione che ruba il futuro a chi non ha il privilegio di riparare all’estero. Dovrebbero fare la rivoluzione ancizhè chiedere in modo petulante che gli anziani diano loro spazio cooptandoli con magnanimità nei loro sinedri.

Se lo prendano, lo spazio occupato da chi difende con tenacia inamovibilità la posizione conquistata. Si organizzino per non morire asfissiati dagli intoccabili che dall’alto della loro posizione acquisita sparano con il bazooka appena vedono una sotto i trent’anni che  si avvicina imprudentemente alla fortezza. Non imitino i loro genitori se non i loro nonni con i riti dell’eterna protesta ma trovino forme e modi per irrompere nella società dei vecchi e dimostrare la loro bravura (se c’è). La rivoluzione. Non la farsa dell’ennesimo, inutile corteo ritmato sui soliti, stucchevoli slogan.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 99 follower

%d bloggers like this: